Due parole sul codice a barre

I codici a barre rappresentano una delle tecnologie più diffuse quando devi creare la tessera per la tua azienda o associazione.
In Cardfacile riceviamo decine di richieste quotidiane di realizzazione di tessere personalizzate con codice a barre o QR Code.

Due parole tecniche sul codice a barre. 
Il codice a barre più diffuso nel mercato italiano è senza dubbio il codice EAN (European Article Number) che viene utilizzato nella grande distribuzione, seguito dal Farmacode o codice 32 (una rielaborazione matematica del Codice 39), adottato per l’identificazione dei farmaci e delle specialità vendibili al banco nelle farmacie.

Sempre nella grande distribuzione puoi trovare il UPC (Universal Product Code) per i prodotti importati da Regno Unito, Australia, Nuova Zelanda, Canada, Stati Uniti.

A partire dal 2014 è possibile usare la famiglia di barcode GS1 DataBar, che ha un grande pregio, ovvero memorizzare un maggior numero di informazioni in minor spazio.

Nell’ambito industriale hanno trovato grande diffusione il codice 128 (soprattutto attraverso lo standard GS1‐128, il codice 39 (alfanumerico) e il 2/5 (si legge 2 di 5) interlacciato (Interleaved).

“A seconda del tipo di codice adottato vi sono dei limiti nel ridimensionamento, nel numero e nel tipo caratteri rappresentabili nella tua tessera.”

Ad esempio, il già citato codice EAN13 può rappresentare solo dodici caratteri numerici, il codice UCC/EAN‐128, utilizzato nel settore medico, può rappresentare l’intero set di caratteri ASCII.

La maggior parte dei codici ha un codice di controllo (check digit) che l’unità di lettura è in grado di ricalcolare e verificare per assicurare la corretta lettura e l’integrità dei dati.

Ecco alcuni esempi di tessere con i codici a barre più diffusi:

Codice EAN 13
Codice 39
Codice 128

Come far leggere le tessere a dei lettori

Per quanto riguarda i codici a barre lineari, la tecnologia prevalente e più affidabile impiega uno o più raggi laser, abbinato di solito ad una testina oscillante e in taluni casi ad un sistema di specchi, al fine di moltiplicare le probabilità che qualsiasi codice stampato su un oggetto venga letto al primo tentativo. 

Esistono anche dei lettori più economici, che utilizzano una barra di LED per illuminare i codici a barre e un sensore CCD (Charged Coupled Device): si ottengono così dispositivi più leggeri e più resistenti, adatti per scanner da impugnare, che però devono essere portati quasi a
contatto con i codici a barre da leggere. 

Inoltre, in ambito industriale, le ultime tecnologie permettono la lettura del codice a barre tramite l’acquisizione di un’immagine fornita da un sistema video: questo, tramite l’apposito software, permette di “fotografare” l’oggetto, riconoscere nella fotografia il codice a barre da leggere e successivamente interpretarlo.

Infine, per quanto riguarda i codici a barre bidimensionali, la tecnologia più diffusa è quella fotografica.

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